{"id":2159,"date":"2026-02-02T22:19:40","date_gmt":"2026-02-02T21:19:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.parrocchiadisantandrea.it\/psa\/?p=2159"},"modified":"2026-03-01T12:34:13","modified_gmt":"2026-03-01T11:34:13","slug":"silentium-praecedit-prima-che-una-parola-venga-pronunciata-ce-un-silenzio-che-la-precede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchiadisantandrea.it\/psa\/silentium-praecedit-prima-che-una-parola-venga-pronunciata-ce-un-silenzio-che-la-precede\/","title":{"rendered":"SILENTIUM PRAECEDIT \u00a0                                                                             Prima che una parola venga pronunciata, c\u2019\u00e8 un silenzio che la precede"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Duomo di Portogruaro, 1 Febbraio 2026<\/em><\/p>\n<p>Prima che una parola venga pronunciata, c\u2019\u00e8 un silenzio che la precede. \u00c8 il silenzio dell\u2019alba, quando il mondo non ha ancora deciso chi deve vincere e chi perdere, quando le cose sono semplicemente l\u00ec, offerte. In quel silenzio Ges\u00f9 sale il monte. E sedendosi, con l\u2019autorit\u00e0 del maestro che insegna con amore, sembra dire che la verit\u00e0 non ha fretta e che Dio non irrompe mai ma sempre e soltanto dimora.<br \/><div id=\"pressrelease-link-2159\" class=\"sh-link pressrelease-link sh-hide\"><a href=\"#\" onclick=\"showhide_toggle('pressrelease', 2159, 'Leggi tutto...', 'Nacondi testo...'); return false;\" aria-expanded=\"false\"><span id=\"pressrelease-toggle-2159\">Leggi tutto...<\/span><\/a><\/div><div id=\"pressrelease-content-2159\" class=\"sh-content pressrelease-content sh-hide\" style=\"display: none;\"><\/p>\n<p>Le Beatitudini nascono cos\u00ec: non come un discorso, ma come una respirazione profonda della storia. Sono parole che non cercano consenso, perch\u00e9 conoscono la sete segreta dell\u2019uomo. Parole che non si difendono, perch\u00e9 sanno di essere necessarie. Come una musica che affiora lentamente dal silenzio e non lo spezza, ma lo rende abitabile.<\/p>\n<p>Ascoltandole, si ha l\u2019impressione che il mondo venga finalmente guardato con occhi veri. Non quelli del calcolo, non quelli del giudizio, ma quelli della compassione che riconosce. E in quell\u2019istante fragile e luminoso, ci\u00f2 che appariva scarto diventa promessa, ci\u00f2 che sembrava perdita si rivela soglia, ci\u00f2 che era peso comincia a farsi canto.<\/p>\n<p>Davanti al Messia non ci sono i forti, n\u00e9 i sazi, n\u00e9 i sicuri. Ci sono volti segnati dalla fatica di ogni tempo, dalla povert\u00e0 di ieri e di oggi, dall\u2019attesa del cuore di tutti. Tutti noi, tutti, siamo seduti su quel monte, stanchi e sfiniti, bisognosi di ascoltare il Maestro che ci risponde con una parola scandalosa: <em>beati<\/em>. Beati non perch\u00e9 tutto va bene. Beati non perch\u00e9 il dolore scompare. Beati dentro una realt\u00e0 che resta fragile, ferita, incompiuta. Le Beatitudini non sono una morale da rispettare, ma una rivelazione da accogliere: dicono dove Dio ha scelto di abitare.<\/p>\n<p>In questa domenica, la Parola ci conduce in questo contesto, in questo territorio che non ama il rumore. Anche Paolo, nella seconda lettura, lo ribadisce con forza disarmante: Dio non ha scelto ci\u00f2 che \u00e8 sapiente secondo il mondo, ma ci\u00f2 che \u00e8 debole; non ci\u00f2 che appare, ma ci\u00f2 che \u00e8 nulla. \u00c8 come se il Vangelo oggi ci chiedesse di disimparare: di lasciare cadere le categorie con cui misuriamo il successo, la felicit\u00e0, persino la fede.<\/p>\n<p>Qui oggi, sorprendentemente, pu\u00f2 aiutarci la musica. L\u2019austriaco Franz Liszt nel 1859 compone l\u2019Oratorio \u201cChristus\u201d, al suo interno la sezione <em>Die Seligpreisungen <\/em>\u201cLe Beatitudini\u201d. Ascoltando questa composizione ci si accorge che la musica non irrompe: ma si avvicina e medita. \u00c8 una musica che sembra inginocchiarsi prima ancora di suonare. Ascoltandola, si ha l\u2019impressione che le Beatitudini non vengano dette dall\u2019alto di un pulpito, ma sussurrate dall\u2019interno del cuore umano. Come il Vangelo di oggi, anche questa musica sembra dirci che Dio non ama le superfici lucide: preferisce le crepe, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che passa la luce e ci chiede una cosa sola: fidarci di una felicit\u00e0 diversa. Una felicit\u00e0 che non coincide con l\u2019efficienza, con la forza, con l\u2019apparire. Una felicit\u00e0 fragile, esposta, ma reale.<\/p>\n<p>Forse le Beatitudini non vanno capite. Vanno ascoltate e basta. Come si ascolta una musica che scende lentamente nel cuore e, senza fare rumore, ci cambia. E allora, su questo monte discreto del Vangelo, lasciamo che Ges\u00f9 ci guardi. Non per giudicare ci\u00f2 che siamo, ma per chiamare ci\u00f2 che possiamo diventare. Beati, non perch\u00e9 perfetti, ma perch\u00e9 amati. Gi\u00e0, ora.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, quando Ges\u00f9 termina di parlare il mondo si rende conto che nulla potr\u00e0 essere pi\u00f9 come prima bench\u00e9 non cambi volto all\u2019istante. I poveri restano poveri, i perseguitati restano esposti, i miti non conquistano i titoli dei giornali. Ma le Beatitudini, scolpite in eterno nel cuore del mondo gli hanno annunciato che pu\u00f2 essere libero dalla sua falsa interpretazione. Se il mondo dice: felici i vincenti, il Vangelo risponde: felici i veri. Se egli dice: felici i forti, il Vangelo sussurra: felici gli aperti. Il mondo corre, accumula, consuma; le Beatitudini si fermano e dicono: guarda meglio. E quante volte non ci accorgiamo di questo, di questa novit\u00e0 della beatitudine, quante volte anzi la sbeffeggiamo, non ci crediamo, la fuggiamo, la critichiamo, la banalizziamo. Tante volte proprio perch\u00e9 abbiamo paura di essere <em>disinnescati<\/em>, di essere finalmente e veramente liberi. Perch\u00e9 \u00e8 uno scandalo sottile, quello delle Beatitudini. Non urla contro il mondo: lo smaschera con dolcezza. Gli toglie le armature, gli specchi deformanti, le promesse che non mantengono. E sotto, finalmente, appare l\u2019uomo com\u2019\u00e8 davvero: affamato di senso, assetato di luce, stanco di fingere.<\/p>\n<p>Anche <em>Die Seligpreisungen<\/em> di Liszt, alla fine, non esplode. Si ritrae. Come se la musica avesse capito che, giunta a questo punto, non deve pi\u00f9 dire, ma lasciare spazio. \u00c8 in quel silenzio che si compie la rivelazione: la beatitudine non \u00e8 evasione dalla realt\u00e0, ma il suo svelamento pi\u00f9 profondo. Non \u00e8 l\u2019oppio dei deboli, ma il respiro dei liberi. Perch\u00e9 le Beatitudini liberano, ci fanno respirare con una commozione che non si pu\u00f2 spiegare perch\u00e9 ci restituiscono il diritto di essere umani, fragili, incompiuti e proprio per questo abitabili da Dio. Il mondo ha sete di questa parola. Una sete antica, ostinata, spesso inconfessata o sconfessata. Una sete che prova a placare con il potere, con il possesso, con il rumore. Ma resta sete. Disperata. E ogni volta che le Beatitudini vengono pronunciate davvero, vissute anche solo un poco, quella sete viene chiamata per nome.<\/p>\n<p>Allora forse oggi, in questa IV Domenica del Tempo Ordinario, il Vangelo non ci chiede di essere eroi delle Beatitudini, ma testimoni della loro possibilit\u00e0. Gente che, pur tra mille contraddizioni, lascia intravedere che un altro modo di abitare il mondo esiste. Che la felicit\u00e0 non \u00e8 una conquista, ma una rivelazione. Che la luce non viene dall\u2019alto dei podi, ma dalle profondit\u00e0 condivise. E mentre scendiamo dal monte, con ancora nelle orecchie l\u2019eco di quelle parole impossibili eppure vere, accade il miracolo pi\u00f9 grande: ci accorgiamo che non siamo soli nel desiderarle. Che il mondo intero, anche quando le rifiuta, le attende. Le attende come si attende l\u2019alba dopo una notte troppo lunga.<\/p>\n<p>Beati, allora, coloro che osano vivere cos\u00ec. Non perch\u00e9 il mondo li applaudir\u00e0, ma perch\u00e9, senza saperlo, gli offriranno ci\u00f2 di cui ha pi\u00f9 bisogno: la sua interpretazione pi\u00f9 luminosa. Quella per cui, da sempre, ha sete. Disperatamente.<\/p>\n<p><em>Don Matteo Borghetto<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><audio src=\"https:\/\/www.parrocchiadisantandrea.it\/psa\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Franz-Liszt-Christus-6.-Die-Seligpreisungen.mp3\" controls=\"controls\"><\/audio><\/p>\n\n\n\n<h1><strong>Christus, Oratorio di Franz Lizst<\/strong><br \/><strong>6.- Die Seligpreisungen &#8211; <br \/>Le Beatitudini <\/strong><strong>in Latino<\/strong><\/h1>\n<p>Beati pauperes spiritu,quoniam<br \/>ipsorum est regnum caelorum.<br \/>Beati i poveri in spirito,<br \/>perch\u00e9 di essi \u00e8 il regno dei cieli.<\/p>\n<p><br \/>Beati mites, quoniam ipsi possidebunt terram.<br \/>Beati i miti, perch\u00e9 avranno in eredit\u00e0 la terra.<\/p>\n<p>Beati, qui lugent, quoniam ipsi consolabuntur.<br \/>Beati quelli che sono nel pianto, perch\u00e9 saranno consolati.<\/p>\n<p>Beati, qui esuriunt et sitiunt justitiam,<br \/>quoniam ipsi saturabuntur.<br \/>Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,<br \/>perch\u00e9 saranno saziati.<\/p>\n<p>Beati misericordes, quoniam ipsi misericordiam consequentur.<br \/>Beati i misericordiosi, perch\u00e9 troveranno misericordia.<\/p>\n<p>Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt.<br \/>Beati i puri di cuore, perch\u00e9 vedranno Dio.<\/p>\n<p>Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur.<br \/>Beati gli operatori di pace, perch\u00e9 saranno chiamati figli di Dio.<\/p>\n<p>Beati, qui persecutionem patiuntur propter justitiam,<br \/>quoniam ipsorum est regnum caelorum.<br \/>Beati i perseguitati per la giustizia,<br \/>perch\u00e9 di essi \u00e8 il regno dei cieli.<\/p>\n\n\n\n<p><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Duomo di Portogruaro, 1 Febbraio 2026 Prima che una parola venga pronunciata, c\u2019\u00e8 un silenzio che la precede. \u00c8 il silenzio dell\u2019alba, quando il mondo non ha ancora deciso chi deve vincere e chi perdere, quando le cose sono semplicemente l\u00ec, offerte. 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