Girolamo di Porcia nel 1567 descriveva Portogruaro «Terra grossa, circondata da mura, sito forte, lontana da Udine 25 miglia, Terra ricca: vi sono molti Castellani benissimo accomodati di belle case, come i Signori Frattina, Panigai, Zoppola, Sbroiavacca, Valvason, Madrisio, Salvarolo; vi è il Vescovo di Concordia, gli Abati di Summaga e di Sesto e molti gentiluomini veneziani vi hanno case… Vi sono molti cittadini onorevoli e ricchi, dottori e nodari; è terra bella, perchè vi passa il fiume Lemene, navigabile, ed è bagnata ancora dal Reghena; ha bella piazza e bell’alloggiamento per il chiarissimo Podestà; ha assai spezierie… ha un bellissimo ,Fontego dove vi sono barche grosse da mercanzie, da vinti ed altrettante per portare passeggeri; la Comunità ha ad entrata 2000 scudi e più, fa 2000 anime in circa e paga d’imposizione lire 43.04».

Il nobile purliliese coglie la città del Lemene in uno dei momenti più felici e nei suoi aspetti caratteristici di un certo fasto nobiliare e di un tocco di venezianità, per quanto ricordi Udine, capitale della «patria del Friuli» di cui Portogruaro ha sempre fatto parte, fino al Regno Italico, e non Venezia; alla Serenissima la città, come tutto il Friuli, era dal 1420 soggetta, ma per il tramite di Udine.

Il Bertolini attribuisce un’origine celtica a Portogruaro (portus: emporio, scalo di merci; Gruarius: capo, guardiano del bosco): l’etimologia però non convince Roberto Cessi, che la dice «poco persuasiva». « Sembra più verosimile – egli scrive – si trattasse di un gruppo di abitazioni, aderenti a quella episcopale, appendice di Concordia, che prese nome e personalità all’insediamento dei portolani provenienti dall’esterno».

La sua data di nascita risale al 10 gennaio 1140, quando Gervino, Vescovo di Concordia, concesse ad alcuni ‘negozianti’ il territorio attualmente detto ‘Fossalato’, perchè vi facessero un porto e vi fabbricassero case ed alberghi, riservando per sè il diritto di ricevere un compenso per censo e fitto a titolo di livello» (Sedran, che fa propria l’opinione dello Zambaldi e di altri).

II Degani però è del parere che l’origine della città fosse di molti anni anteriore e difatti tutto lascia supporre che già nel territorio vi fossero molte abitazioni. Di fatto i vescovi, dopo le sciagure da cui fu ripetutamente afflitta Concordia (invasioni e inondazioni), avevano portato la loro sede in Portogruaro, dove avevano eretto un proprio castello prima del Mille: da questo castello i nostri presuli amministravano la giustizia, esigevano i tributi, confermavano la elezione degli officiali civili, e governavano in qualche modo la diocesi, di cui alcune parrocchie dipendevano dal Capitolo dei canonici, altre dall’abbazia di Summaga e molte altre ancora dall’abbazia di Sesto, di obbedienza patriarchina.

Quel castello sorgeva presso la chiesa di S. Cristoforo, ora S. Luigi.

La pieve di S. Andrea è ricordata nella bolla urbaniana del 1187, ma fu probabilmente istituita subito dopo le invasioni degli ungari (899-951). La comunità di Portogruaro ne tenne sempre il giuspatronato, al quale rinunciò solo nel 1951 (31 ottobre). Nella chiesa si tenevano abitualmente le cerimonie pontificali e capitolari, benchè – al dire del Cessi – il Capitolo avesse continuato assai più a lungo che il vescovo a risiedere in Concordia.

Nel 1425 vescovo e canonici ottengono da papa Martino V di regolarizzare la loro posizione concedendo loro ciò che di fatto si erano già concessi, cioè di portare la propria residenza in Portogruaro, usando in perpetuo la chiesa parrocchiale di S. Andrea e di annettersi le rendite della medesima. Ma l’autorizzazione pontificia non venne accettata e papa Eugenio IV, con bolla 28 gennaio 1445, la revocò.

Il vescovo tornò a Concordia, o forse continuò a risiedervi saltuariamente, non abbandonando il suo castello di Portogruaro e dimorando spesso nell’altro suo castello di Cordovado. II discorso della traslazione verrà ripreso dalla «magnifica comunità» di Portogruaro in occasione della visita De Nores. Nella supplica presentata all’inviato della S. Sede si afferma che la città era stata in antico «la sedia episcopale in questa terra» – il che giuridicamente non corrispondeva a verità, ma solo a un dato di fatto (almeno in parte) – e si invocava il ritorno del presule a Porto, seguito da «li reverendi vicario e canonici»; si davano poi al visitatore apostolico alcuni suggerimenti per la pacifica convivenza di vescovo, canonici, pievano, cappellani e confraternite di S. Andrea. Sull’opportunità di trasferire la sede vescovile da Concordia il De Nores fu pienamente convinto, non però sul luogo in cui questa dovesse insediarsi; non era convinto cioè che questo fosse senz’altro Portogruaro, e i canonici stessi proponevano genericamente che la traslazione della sede avvenisse «in aliquod insigne oppidum huius dioecesis». Difatti venne interrogata in merito la comunità di Pordenone, che avrebbe dovuto provvedere «una conveniente abitazione per il Vescovo stesso e per gli uffici di Curia e si avesse prestato un aiuto per la fondazione del Seminario. Ma il Consiglio di Pordenone rispose di non poter assumere impegni così gravi, perchè il dispendio eccedeva le sue forze» (Filippo Cavicchi: Pordenone ecc. in Arch. Ven. T. XX, I). Così papa Sisto V, con bolla 29 marzo 1568, decretava la traslazione della sede vescovile in Portogruaro, «ita tamen ut titulus et nomen episcopi et episcopatus concordine et in eadem civitate ecclesia cathedralis et sedes episcopalis semper remaneant». Obbligava il vescovo « saltem in die festo, sub cuius invocatione ecciesia concordiensis existit (S. Stefano), ac etiam in die annuo solemnitatis consecrationis ecclesiae illius, dictus episcopus cum capitulo predicto debeant singulis annis perpetuis futuris temporibus in ipsa ecclesia concordiensi misse officium celebrare ad Dei honorem et decorem, ac reverentiam illius antique et celebris ecciesie perpetuo conservandam». In virtù di tale decreto la chiesa pievanale di S. Andrea veniva ad esplicare l’ufficio di Ausiliare: la si disse anche «Concattedrale», ma «impropriamente» scrive il De Marchi nel suo volume «Le chiese di Portogruaro».

La sede vescovile rimarrà a Portogruaro fino al 26 ottobre 1974, data della sua traslazione a Pordenone. La primitiva chiesa di S. Andrea venne costruita certamente subito dopo il Mille, se la serie dei suoi pievani, di cui si ha notizia, incomincia nel 1191; nel 1569 fu necessario restaurarla perchè minacciava di crollare. Stando a una raffigurazione in una tela attribuita al Carneo, ma dalla critica d’oggi assegnata ad un pittore della cerchia di Palma il Giovane, essa sorgeva al centro della città, cioè al posto dell’attuale, ma con il coro ad oriente e la facciata verso il ponte dei mulini: il coro era basso, ma le trè navate abbastanza ampie. In un certo tempo contava ben quindici altari, parte dei quali addossati a pilastri: furono ridotti a nove dal visitatore apostolico De Nores. Prima del 1350 aveva un collegio di sacerdoti obbligato al coro quotidiano.

Promotore del nuovo duomo fu il vescovo Giuseppe Maria Bressa, che per riuscire nell’impresa fece abbattere tre altre chiese – S. Francesco, S. Lazzaro e S. Giacomo – e i relativi chiostri allo scopo di ricavarne materiale; i lavori iniziarono il 4 agosto 1793, ma furono portati a termine, a causa dei tempi difficilissimi, solo nel 1839: il 4 agosto di quell’anno il vescovo Carlo Fontanini consacrava il maestoso tempio, di stile neoclassico, a tre navate – progettista l’arch. Antonio De Marchi, da Stevenà di Sacile (1781-1867) – per il quale vescovo, confraternite, municipio e popolazione di Portogruaro, clero e fedeli di tutta la diocesi avevano generosamente contribuito.

Il duomo misura m. 55,07 di lunghezza, m. 20,38 di larghezza al transetto, m. 23,40 di altezza fino alla cupola centrale, m. 19 fino al soffitto; fu decorato negli anni 1925 e seguenti in parte dal pordenonese Tiburzio Donadon, che indulse un po’ troppo nelle tinte e nei fregi.

Numerose le opere d’arte che esso conserva: ricorderemo la Sacra Conversazione e i comparti delle antorie dell’organo con le storie di S. Andrea, opere di Pomponio Amalteo, provenienti dalla chiesa vecchia; la pala di S. Rocco erroneamente attribuita al Carneo senior; la pala della Risurrezione, di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (1544-1628); quella della Presentazione di Maria al Tempio, -di Giovanni Martini (ca. 1433-1535); la pala di S. Tomaso di Cima da Conegliano si trova al British Museum di Londra, al quale, in un momento di strettezze fu venduta per 1800 sterline: quella che si vede ora nel primo altare a destra è una copia eseguita dal portogruarese Napoleone Eugenio Bonò, vissuto nel secolo scorso. Tutte le tele sono state ripulite dal pittore Nevino Stradiotto. Meritano di essere ricordate le tele di Umberto Martina (1880-1945) a ornamento dell’organo; la statua della Madonna della Salute, del Besarel (1893), cui pure si deve la statua di S. Antonio di Padova; nè va dimenticata, all’esterno dell’abside, la Madonna coi Bambino, statua in pietra riferibile al 1300; non se ne conosce l’autore, come pure rimangono sconosciuti gli autori di vari dipinti che si conservano in duomo e nelle sagristie.

Il campanile, caratteristico per la sua pendenza di 42 cm dalla base alla guglia, risale forse all’epoca di costruzione della vecchia chiesa; è di linee e ornati romanici. Nel 1879 ne fu rifatta la cuspide, che era in legno; nell’occasione la torre acquistò 12 metri, passando dai 47 agli attuali 59 metri di altezza.

Nel secondo altare a sinistra è stata ricavata la tomba dei vescovi. La parte monumentale, con la Risurrezione di Cristo, è opera dello scultore padovano Luigi Strazzabosco. In essa sono sepolti mons. fra Fulcherio di Zuccola, mons. Carlo Fontanini, mons. Domenico Pio Rossi, mons. Luigi Paulini, mons. Vittorio D’Alessi, mons. Vittorio De Zanche, Mons. Senen Corrà.

Cinque Santi

Dagli «Annali di Portogruaro» di Zambaldi-Belli -apprendiamo che nel 1440 passò per Portogruaro S. Bernardino da Siena, che fu ospite nel convento dei francescani a S. Agnese; nel 1443, reduce da Udine dove aveva predicato la quaresima, sostò in città S. Giovanni della Marca, che fu pure ospite di S. Agnese; nel 1451 S. Giovanni da Capistrano, in viaggio verso l’Austria per incarico del papa, si fermò a Portogruaro, non sappiamo presso quale comunità religiosa; nel 1477 predicò la quaresima in duomo il Beato Bernardino Tomitano da Feltre. Va poi ricordato che il 23 aprile 1896 presiedette nel duomo di Portogruaro il Convegno regionale veneto dell’Opera dei Congressi il card. Giuseppe Sarto, ora S. Pio X. Nel 1956 fu per una cerimonia a Portogruaro il Servo di Dio card. Angelo Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII.

Tre Vescovi

Nacque in Portogruaro (ignorasi in quale data) Antonio Panciera, che diede origine alle fortune della sua famiglia, ora Panciera di Zoppola-Gambara. Fu vescovo di Concordia dal 1392 (secondo il Bonò dal 10 luglio 1393) al 27 febbraio 1402, quando divenne patriarca di Aquileia. Creato cardinale da papa Gregorio XII, Correr, cooperò efficacemente nel Concilio di Costanza alla cessazione del grande scisma che aveva diviso la Chiesa. Fu vescovo della diocesi suburbicaria di Tuscolo (Frascati); morì nel 1431 e fu sepolto nella basilica di S. Pietro in Vaticano.

II 15 gennaio 1822 nasceva in Portogruaro, da Antonio e Nicoletta Antonia Barbarigo, Giuseppe Dal Vago, che diverrà nel 1842 padre Bernardino da Portogruaro, segretario, definitore, a 33 anni ministro provinciale dell’Ordine dei Minori e quindi – chiamatovi direttamente da papa Pio IX il 19 marzo 1869, Ministro Generale per vent’anni e al termine del suo mandato, arcivescovo titolare di Sardina il 18 settembre 1892. Pareva che dovesse venir creato cardinale; Leone XIII gli offrì il vescovado di Bergamo o il patriarcato di Venezia, ma il Nostro rifiutò (al suo posto venne nominato patriarca il vescovo di Mantova, mons. Giuseppe Sarto, poi S. Pio X). Mori a Quaracchi (Firenze) il 7 maggio 1895. La sua salma riposa ora nella chiesa di S. Francesco del Deserto presso Venezia. E’ in corso la causa di beatificazione del Servo di Dio.

Terzo vescovo portogruarese è mons. Angelo Tarantino. Nato l’8 aprile 1908, entrò dapprima nel seminario diocesano di Pordenone; passò quindi tra i Figli del S. Cuore, missionari d’Africa (Comboniani). Sacerdote il 19 marzo 1932, eletto vescovo della nuova diocesi di Arua in Uganda, fu consacrato in duomo a Portogruaro il 1° maggio 1959. Ha fondato una congregazione di suore africane di vita contemplativa.