Mons. Mario Ceconi

Mons. Mario Ceconi

«Ricordare» «fare memoria»: sono verbi che ricorrono   frequentemente nella Sacra Scrittura e invitano a non   dimenticare le grandi opere che Dio ha compiuto e compie per e con il suo popolo.

 Persone, eventi e situazioni hanno accompagnato e segnato le vicende storiche dell’antico popolo d’Israele    come del nuovo popolo di Dio che prolunga nel tempo il Vangelo e la Pasqua del Signore Gesù.

Ogni pur piccola Comunità ha la sua storia, ricorda avvenimenti lieti e tristi che l’hanno accompagnata e fa memoria di persone che hanno lasciato traccia di sé nella vita religiosa o civile promovendo  e favorendo nei diversi ambiti l’aspetto religioso, culturale, sociale ed economico.

   Così scriveva Giovanni Paolo II il 28 giugno 2003 nella Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa”:

Vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell’eredità  cristiana, accompagnato da una sorta di     agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l’impressione di vivere senza un     retroterra spirituale o come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia”.

   Con questo spirito vogliamo ricordare uno dei parroci che hanno lasciato una indelebile impronta non solo per le opere da lui realizzate con e per la Comunità di S. Andrea,  ma soprattutto per la sua integra vita sacerdotale, la sua limpida fede e generosa carità.

Il parroco, Mons. Pietro Cesco

 L’8 luglio del 1957 ritornava alla Casa del Padre, all’età di 63 anni, Mons. Mario Ceconi, Arciprete del Duomo di Portogruaro, amato Parroco di S. Andrea Apostolo.

A 50 anni dalla sua morte è un dovere della comunità cristiana ricordarlo. È fare riconoscente memoria di un uomo e di un prete che ha lasciato traccia ovunque svolse il suo ministero sacerdotale e pastorale, per la sua ricca umanità, per la sua zelante opera di pastore e soprattutto per la sua profonda spiritualità che ha segnato la vita di molte persone da lui formate ad una fede genuina e ad una fattiva operosità.

 BIOGRAFIA

     Nato a Vito D’Asio l’8 settembre 1895, Mons. Ceconi fu ordinato sacerdote dal vescovo Mons. Luigi Paulini  nel 1922, dopo aver prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale.

     Subito dopo l’ordinazione fu chiamato ad assistere ed  organizzare la Gioventù di Azione Cattolica tra le cui file lavorò per dieci anni con fervido zelo lasciando nei giovani il segno di una formazione saldamente ancorata alla tradizione cristiana, ma nel contempo fortemente rispondente alle urgenze dei tempi.

 

       Fu quindi  Parroco di Villotta di Chions e dal 1939 Arciprete della Parrocchia del Duomo di       S. Andrea di Portogruaro, succedendo al defunto parroco  Mons. Giovanni Battista Titolo.

Duomo

Duomo

 Mons. Ceconi fu invitato dal Municipio di Portogruaro,  che allora aveva il diritto di presentazione, a porre il suo nome per il concorso a questa parrocchia. Sebbene riluttante, essendo conscio del difficile compito che lo attendeva, confortato dal consiglio di persone prudenti, venne a Portogruaro.

      In campo diocesano, già prima e durante il suo ministero di parroco di S. Andrea, lavorò instancabilmente come direttore dell’Ufficio Catechistico e di quello Missionario.

Ricoprì anche altri incarichi in ambito sociale:

·         fu consulente mandamentale del CIF (Centro Italiano Femminile),

·         fu assistente mandamentale delle ACLI,

·         fece parte del consiglio amministrativo del settimanale “Il Popolo”,

·         fu membro del consiglio di amministrazione dei beni ecclesiastici.

Incarichi non certo onorifici nei quali Mons. Ceconi seppe esprimere tutta la sua fervida intelligenza ed il suo instancabile entusiasmo.

 INIZIO DEL SUO MINISTERO A PORTOGRUARO

Iniziò il suo servizio di parroco nella Comunità di S. Andrea alla vigilia di quel terribile momento in cui l’Italia entrava in guerra.

 Quel secondo conflitto mondiale che seminò ovunque distruzione e morte con i suoi 54 milioni di vittime militari e civili in un’Europa messa a dura prova da progetti bellici irrazionali ed assurdi segnati da quelle nefaste  ideologie naziste e marxiste che hanno negativamente caratterizzato il secolo appena trascorso. Portogruaro non è stata risparmiata anche se in modo provvidenzialmente non drammatico.

Anche in questo frangente il coraggio, ma soprattutto il cuore di Mons. Ceconi si è spalancato ad ogni richiesta di aiuto, conforto e difesa del suo popolo.

Fu allora accanto al Vescovo Mons. Vittorio D’Alessi che ebbe un ruolo importante in questa tremenda vicenda bellica non solo qui a Portogruaro, ma là dove – in ogni parte della Diocesi – si registravano eventi gravi di rappresaglia, minacce di incendi di interi paesi, di deportazioni, di violenze a persone e  istituzioni, coinvolte e non, negli schieramenti dei diversi regimi  dominanti.

 Dalla comunità cristiana e civile gli sono stati riconosciuti:

  •  il suo indefesso impegno di solidale vicinanza ai singoli e alle famiglie colpite dagli inevitabili lutti e dalle gravi conseguenze di un’orribile guerra;
  •  la sua piena e disponibile collaborazione con le Istituzioni civili e di solidarietà per un ritorno pur lento, graduale e difficile ad una normalità della vita religiosa, sociale ed economica della città di Portogruaro.

 Si dedicò con particolare passione e con l’innato suo entusiasmo alla Parrocchia di S. Andrea che qui in città allora era l’unica oltre a quelle storiche di S. Agnese e S. Nicolò.

MINISTERO PASTORALE

Mons. Ceconi caratterizzò il suo ministero pastorale  sulla base di tre con naturali sensibilità:

  •  la formazione spirituale dei parrocchiani,
  • l’educazione alla fede e all’impegno cristiano e sociale dei giovani,
  • la testimonianza della carità e ciò con le opere della “Casa della Provvidenza” e l’“Asilo infantile S. Giuseppe Calasanzio”.

    Formazione spirituale dei parrocchiani

      Anzitutto la formazione spirituale dei parrocchiani. Potrà sembrare strano che la figura di Mons. Ceconi, mentre immediatamente appare come persona dinamica, proiettata più all’organizzazione ed impegnata nella realizzazione di imponenti strutture, privilegiasse anzitutto la cura umana e spirituale della sua comunità.

Sono memorabili le tre grandi Missioni al Popolo che egli volle organizzate per ben due volte con i Padri Cappuccini che da qualche anno animavano  il  Santuario della Madonna di Fatima di recente costruzione. Una terza Missione – vale a dire un’opportuna e capillare evangelizzazione per l’intera comunità parrocchiale –  fu affidata ai Padri Passionisti.

Non trascurava la formazione alle singole categorie di persone, secondo lo stile del tempo: per le domestiche (allora numerose a servizio in Portogruaro), per giovani e uomini inseriti nella nuova realtà industriale che si stava sviluppando nella vicina area di Villanova di Fossalta (Aziende Marzotto).


Formazione dei giovani

Come Assistente mandamentale delle ACLI ebbe un ruolo antesignano nella formazione di giovani e meno giovani impegnati nella testimonianza cristiana nel mondo del lavoro. Tali erano il fervore e la diffusione di questa Associazione in Portogruaro e nel territorio che nel decimo anniversario della Costituzione delle ACLI fu invitato il Patriarca di Venezia Card. Angelo Roncalli, il quale non molto tempo dopo fu eletto Papa con il nome di Giovanni XXIII.

L’intervento del Patriarca suggellava quell’impegno formativo ed organizzativo che la Chiesa, non solo a parole, ma anche con una sua precisa e decisa testimonianza intendeva esprimere a tutto il mondo del lavoro. Veniva così confermata, anzi rafforzata l’azione instancabile di Mons. Ceconi.

Ogni confronto con la realtà odierna non regge. La trasformazione del mondo industriale da allora ad oggi e le novità della dottrina sociale della Chiesa hanno registrato  mutamenti radicali al riguardo.

 Rimane significativo il fatto che don Mario abbia già allora intuito come la Chiesa non potesse rimanere estranea  al processo di cambiamento nel passaggio da un’economia agricola, per lo più caratterizzata da una gestione mezzadrile o di bracciantato, ad una economia industriale, anche se Portogruaro, non solo nel passato ma a tutt’oggi, non è mai stata protagonista e coinvolta  in un processo di forte innovazione in tal senso.

    
Consiglio diocesano della Gioventù Cattolica, 1923

 

Così si presentava il Duomo di S,Andrea ai
termpi di Mons. Ceconi

Il Card. Celso Costantini inaugura il ponte di accesso all’Oratorio. Tale even¬to è ricordato in una lapide con queste parole: “Perché fosse decoroso acces¬so allo Oratorio S. Pio X, palestra di cristiane e civili virtù per le nuove gene¬razioni sempre rinnovatesi, questo ponte il Consorzio Lugugnana eresse. Il Card. di S.R.C. Celso Costantini, già pastore di anime in terra di bonifica, benedisse ed inaugurò. 16 settembre 1956”

 

Il Card. Celso Costantini accanto ad una delle sue opere scultoree, Beppino Sarto, futuro Pio X. Quest’opera è diventata simbolo del nostro Oratorio.


“Casa della Provvidenza” e l’“Asilo infantile S. Giuseppe Calasanzio”.

     Ricco dell’esperienza diocesana in quanto direttore dell’Ufficio Catechistico, organizzò in modo esemplare  il catechismo parrocchiale, desideroso di trasmettere ed    educare alla fede le nuove generazioni.

Allora non mancavano i bambini e in una nota d’archivio del maggio 1957 tra l’altro si legge:

“Chi non se lo ricorda sorridente, giubilando fra i suoi 156 ammessi alla Prima Comunione! Li aveva preparati con una cura particolarmente meticolosa, con ritiri adatti, quasi presagisse essere questa l’ultima sua fatica pastorale.”

 Investì le sue migliori energie nell’educazione dei fanciulli e dei giovani.

 Tra mille difficoltà economiche e in tempi non facili diede maggior impulso all’Asilo Infantile “S. Giuseppe Calasanzio” che rilevò in pessime condizioni anche finanziarie.

La struttura era stata fondata nel 1920 dall’allora parroco di  S. Andrea Mons. Titolo incorporando l’Istituto S. Filippo Neri, opera di carità per gli orfani e i “figli della guerra”, voluto dal futuro cardinale Celso Costantini alla fine della prima guerra mondiale. Successivamente, nell’aprile 1942, fu eretto in Ente Morale dotato di personalità giuridica. Nel 1944, sempre per impulso di Mons. Ceconi, l’Ente acquistava dal Seminario Vescovile il cosiddetto “Seminarietto” che costituisce, attualmente, la parte del Calasanzio più antica e attigua alla Chiesa della Annunziata. Successivamente, attorno al 1950, sempre Mons. Ceconi costruiva la parte nuova dell’edificio a ridosso del Seminarietto. Ora tutto il complesso del Calasanzio fa riferimento alla “Fondazione S. Giuseppe Calasanzio”.

 

Memori di quanto la Parrocchia di S. Andrea ha contribuito alla realizzazione di un patrimonio ricco non solo di opere ma di vero spirito educativo e caritativo, si auspica che non vengano mai meno la originaria finalità, la presenza e la collaborazione con la Parrocchia di S. Andrea e non solo.

Infatti l’attuale struttura del “Calasanzio” con quel-l’imponente edificio che si colloca nel cuore della Città di Portogruaro, da anni sta collaborando con la Diocesi e in particolare con la “Fondazione G. Marconi” e la Porto-gruaro Campus”. La presenza in Portogruaro di una Sede Universitaria con oltre 1200 iscritti in diverse discipline, tuttora in crescente sviluppo, l’affermata Scuola cattolica del “Marconi”, l’attenzione da anni espressa dal Vescovo Mons. Ovidio Poletto e l’interesse della città su questo polo culturale di particolare importanza non possono non riscontrare nell’attuale gestione della Fondazione “S. Giuseppe Calasanzio” una  piena e fattiva collaborazione.

Don Mario riorganizzò l’Asilo, fece richiesta di una presenza delle Suore della Provvidenza fondate da S. Luigi Scrosoppi che già operavano in ambito ospedaliero al “S. Tommaso dei Battuti”.

 Ricordiamo che fu proprio il Fondatore ad accompagnare dalla Casa Madre di Udine le prime suore per l’assistenza agli ammalati nell’ospedale. Anche l’“Opera Pia Francescon”, la Casa di Riposo che opera in Portogruaro, godeva della preziosa collaborazione delle Suore della Provvidenza, tuttora presenti anche se in numero ridotto.

Mons. Ceconi amava spesso ripetere: «E’ una vera Provvidenza godere del servizio generoso e disponibile delle ‘suore della Provvidenza’ ».

 Accanto all’Asilo diede vita ad una nuova istituzione: la “Casa della Provvidenza” per l’accoglienza e l’assistenza delle orfanelle. Un’assistenza morale e religiosa ed una formazione capaci di prepararle ad un dignitoso inserimento nella società.

Anche questa nuova opera costò fatica, impegno finanziario e quindi serie preoccupazioni per l’instancabile don Mario.

L’ORATORIO PIOX

  La sua lunga e ricca esperienza di assistente dei giovani di Azione Cattolica aveva lasciato in lui un’impronta che non poteva non essere messa a frutto nella Parrocchia di S. Andrea.  Con il pieno sostegno del Vescovo Mons. Vittorio D’Alessi, don Mario iniziò, per quei tempi, un’opera imponente: l’Oratorio Pio X che fu poi completato dal suo successore Mons. Arrigo Sedran.

 Nella cronaca del tempo così si legge:

Sembra una favola quando si pensa di dare inizio al nuovo oratorio. Eppure con la sua fede e la sua costanza, tanto più ammirabili in quanto l’opera da molti non era capita, cominciò a crescere e realizzarsi.

Da allora l’oratorio, animato da validi sacerdoti,  fu punto di riferimento e solida formazione per generazioni di giovani.

IL DUOMO

 Pur impegnato in diverse opere non trascurò di rendere più accogliente e decoroso il Duomo di Sant’Andrea che allora fungeva anche da “Concattedrale”.

Infatti il Vescovo di Concordia risiedeva a Portogruaro e tutte le celebrazioni solenni venivano svolte in S. Andrea. Curò in particolare il restauro degli altari laterali e dell’organo (1942).

 

Portogruaro, Chiesa di S. Luigi. Matrimonio celebrato Portogruaro, Chiesa di S. Luigi. Matrimonio celebrato da Mons. Ceconi nel 1953

 

La devozione mariana

A sottolineare la sua devozione mariana un ricordo: invitò i parrocchiani a donare oggetti d’oro, d’argento, pietre preziose per realizzare un’artistica e preziosa corona e abbellire così l’immagine della Madonna della Salute e del Bambin Gesù (opera del XIX sec. dello scultore cav. V. Besarol) molto venerata dai Portogruaresi.  Il 21 novembre 1956, in una solenne celebrazione con un’enorme concorso di popolo, avvenne ’«incoronazione».

Lo sviluppo urbanistico

 Nel dopoguerra Portogruaro si sviluppò con ritmo impressionante; centinaia e centinaia di case sorsero al di fuori della vecchia cinta di mura.

Incominciava a prendere consistenza quella zona detta di Viale Trieste che diventerà più tardi la Parrocchia della B.V. Maria Regina e che sarà affidata prima come cappellania al sacerdote cinese (rifugiato in Italia dopo la rivoluzione maoista e qui inviato dal Card. Celso Costantini don Pietro Lu Bao Hing. Poi costituita come Parrocchia affidata al giovane prete  generoso ed intraprendente, già cappellano di Mons. Ceconi, don Domenico Sigalotti.

  Don Mario pensò allora di  dotare la zona di un centro spirituale, gettò le basi di un nuovo Asilo, ne portò a termine il primo piano e, con la collaborazione sempre delle Suore della Provvidenza, lo rese funzionante.

 Come e dove attingeva Mons. Ceconi i mezzi non solo per realizzare ma anche per gestire tutte queste opere ed iniziative?

Raccogliamo ancora una volta notizie dalla cronaca di allora:

Mons. Ceconi seppe fare tutto questo stimolando le sopite energie dei suoi parrocchiani e dando fiducia a coloro che non ritenevano possibili le opere che egli progettava.

Seppe organizzare le raccolte di offerte, domandando. Domandando umilmente, anche se taluni non lo capivano e si mostravano insofferenti del suo questuare.  Non aveva riguardo di dire in chiesa con la sua bonomia:  “Mi chiamate don Palanca, e va bene; ma i soldi non li domando per me, li domando per voi e per i vostri figli, per i vostri poveri; e continuerò sempre a domandare in nome di Dio, finché vi sarà un povero da sfamare e un bisognoso da soddisfare.”.

 Mons. Ceconi venne povero in questa Parrocchia e morì povero.

 La sua morte prematura e quasi improvvisa suscitò largo cordoglio non solo in Parrocchia ma nell’intera Diocesi.

Fu proclamato il lutto cittadino e la sua salma fu salutata e venerata da un continuo pellegrinaggio di popolo che, commosso, la vegliò fino a tarda notte.

 Il suo funerale, celebrato in un Duomo affollatissimo alle ore 8.30 del 10 luglio 1957, fu espressione di profonda stima e di  riconoscenza, grato ricordo di un parroco da tutti amato e che  ancor oggi rivive nella memoria di quanti l’hanno conosciuto.

           L’ultimo saluto a Mons. Mario Ceconi dall’intera cittadinanza di Portogruaro è stato particolarmente commosso e partecipato.
Da “IL POPOLO”, settimanale diocesano, così si leggeva: “non sembri esagerato affermare che dalla morte del desideratissimo Mons. Vittorio D’Alessi, il Vescovo che resse la cura pastorale nel tempi tragici della guerra e del popolarissimo e a tutti caro Mons. Giacomuzzi, Portogruaro non aveva conosciuto una manifestazione di lutto cittadino, di devozione popolare e di unanime cordoglio quale s’è verificato ai funerali dell’Arciprete Mons. Ceconi”.

Le immagini documentano quanto sia stato sentito e condiviso da tutti, giovani e adulti, clero e autorità civili, associazioni cattoliche e laiche il lutto per la perdita di un pastore e parroco che generosamente aveva servito la sua Comunità e la città di Portogruaro.

 A  50 anni dalla sua morte la Parrocchia di S. Andrea  e le  comunità parrocchiali della Città di Portogruaro rinnovano il ricordo e si uniscono in preghiera nella certezza che Mons. Mario Ceconi continua dal cielo a proteggere
la Parrocchia di S. Andrea e la nostra città.