II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C):
UN AMORE GELOSO CHE È PER GLI ALTRI

– UN AMORE CON CURE GELOSE CHE È PER GLI ALTRI – (Is 62, 1–5; 1Cor 12, 4–11; Gv 2,1–11)

(Il parallelo del fidanzato, talenti, le nozze di Cana)

Peter Halaz 2012Durante i miei studi teologici alcuni passi biblici e alcune persone sono di­ventati molto vicini al mio cuore. Non potrei dirvi il perché. Tutto questo è simile a una simpatia molto forte tra due persone che diventa pian-piano ami­cizia oppure amore forse. Non posso esprimere esattamente che cosa avvenga, ma tu senti un plus-valore nell’altro che commuove, emoziona e appassiona la fantasia e conferisce buon umore. Debbo confessarlo, durante la preparazione di alcuni esami di Sacra Scrittura, capitava spesso di dovermi sforzare per non cadere addormentato. Questo capita perché non siamo identici, così c’è chi assorbe con uno stile, chi con un altro. Non c’è dubbio che possano dare una forte impressione anche i racconti dell’Antico Testamento che raccontano cer­ti atti terribili di condottieri crudeli. Perché storie tipo queste ne abbiamo ben numerose e così ci sono abituali. Io invece preferisco piuttosto le descrizioni metaforiche. Se esaminiamo soltanto i puri fatti, noi rimaniamo prigionieri dei nostri pregiudizi e pensiamo per schemi. Da questo ci aiutano a uscire del­le similitudini e delle immagini. Queste spesso non possono afferrare l’essenza completamente, ma appunto questo è il loro vantaggio. Se noi ci lasciamo prendere dalla bellezza delle similitudini, senza accorgerci una nuova realtà meravigliosa ci si apre subito. Non siamo più tra le quattro mura dei concetti e delle definizioni, così, sulle ali della fantasia, scopriamo nuovi orizzonti.

Prof. Osea di Alessandro Bonvicino, detto il MorettoUno dei primi autori che furono – diciamo così – miei amori biblici furono i libri di Isaia e di Osea. Proprio Osea fu il primo a mettere in parallelo il rap­porto tra Dio e il popolo scelto con quello dei coniugi. Egli presenta con un’abilità (attitudine) stupenda le passioni più profonde del suo cuore che aveva vissuto, e dovuto subire, nel rapporto con la moglie. La donna lo in­gannò, lo abbandonò e così Osea rimase quasi definitivamente da solo. La sofferenza del profeta diventò ancora di più tormentata e dolorosa quando egli venne a sapere che lei aveva messo in vendita anche il suo corpo. A questo punto arriviamo alla scena più straordinaria: Osea andò a riprenderla per sal­varla dalla vergogna, perché lui non poteva sopportare di vedere come la don­na rovinava la propria vita. Ad agire non lo spinse tanto l’orgoglio maschile, la vergogna dell’abbandonato, ma unicamente la preoccupazione per lei.

“Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti (cfr. Is, 9,6)”, sentiamo nel libro del profeta Isaia. Nel testo originale troviamo scritto al posto del sostantivo, zelo: un amore che sta con ansia, con cura gelosa. E’ allora un amore con cura gelosa. Non è da intendere, come lo capiamo oggi, gelosia per cui si uccide, di cui sono pieni i telegiornali e che corrisponde semplicemente a una vendetta egoistica. No, l’amore di cui si parla è nobile e non potrebbe nuocere a nes­suno; è un amore che si esprime con cure gelose, un amore totalmente per l’altro. Sebbene non troviamo tra le letture della liturgia odierna gli scritti di Osea, essi risuonano nel brano di Isaia, che parla così del popolo infedele: „Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo [… ] come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te. (Is 62, 4–5)” – Così può parlare soltanto un amore che si esprime con sollecitudine, non quello geloso.

Tutto questo si deve mettere sulla bilancia quando si parla di Dio e del pen­timento. Quando in modo simile ad Adamo e ad Eva fuggiamo dalla confessione, perché ci vergogniamo di parlare a Lui… quando passiamo davanti al confessionale, a questo dobbiamo pensare: „come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.”

E poiché Lui gioisce per te, ti regala certi talenti. Di questo parla anche l’Apostolo Paolo nella lettera ai Corìnzi. Non te li dona perché tu sia fedele, ma perché gioisce per te. Ma questi talenti – sottolinea Paolo – non sono per te, ma piuttosto per poter servire agli altri. Appunto per questo, si devono trattare i propri talenti con cura gelosa. Tu devi sciupare/lacerare/donare te stes­so, totalmente. Sciupati, ma non disperderti! E’ tanto sbagliato il comportamen­to di chi usa i suoi talenti soltanto per vantarsi orgogliosamente alla gente in­torno; così non raggiunge il suo scopo, cioè non entra in un dialogo profon­da, in una relazione di amore con l’altra persona. Questa assurdità era la ca­ratteristica dell’Antico Testamento: si viveva una scrupolosa religiosità, senza dei segni che mostrassero attenzione vera al bene verso degli altri.

Impariamo da Dio, che è il Maestro Buono, cosa significa amare per gli alt­ri, e non soltanto per noi stessi!

Portogruaro, 20  gennaio 2013