Ce lo ricorda il racconto dell’evangelista Luca che evoca appena il battesimo di Gesù a opera di Giovanni, ma si sofferma sull’apertura dei cieli che accompagna la preghiera del Messia; essa indica la comunione tra cielo e terra espressa dalla discesa dello Spirito su Gesù e dal suo rimanere su di lui. Gesù è proclamato dal Padre “Figlio, l’amato” e questo ci invita a riflettere sulla nuova creazione che grazie a Lui è avvenuta al nostro battesimo: è giunto a noi un gesto non solo di riconciliazione ma anche e soprattutto di ri-creazione. Anche per noi nel giorno del battesimo è risuonata la voce dei Padre: “Tu sei il figlio mio, l’amato“.
E lo è ognuno, in un modo diverso, pienamente personale; proprio questo fonda la dignità di ogni persona e al tempo stesso fonda l’esigenza di fraternità e solidarietà.
Prendiamo coscienza di appartenere alla vasta schiera del popolo che Dio si è scelto, non per chiuderci nel nostro privilegio, ma per divenire fermento rinnovatore dentro la comunità: compito che deriva proprio dal battesimo. Una missione degna delle sfide del nostro mondo, sempre più bisognoso di una “globalizzazione” che sia piena riuscita individuale e comunitaria!